ANNO 1992 - PROLOCO DI GROSSETO

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ANNO 1992

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Anno 1992 – Geno Pampaloni


"frequentò a Grosseto il liceo classico negli `30, distinguendosi già allora per le sue capacità di ­scrittore. Partecipò alla 24 guerra mondiale, al termine della quale fu redattore dell' organo del p.
Partito d'azione, prima di entrare nel gruppo di redazione  e collaborare con uomini come Alfio  calamandrei, adriano olivetti, pannunzio,  benedetti e montanelli.
La "grossetanità" di Pampaloni, più che dalla lontana giovinezza o da sporadiche rimpatriate salta forse dal libro "fedele alle amicizie", che mostrano  uno scrittore ben diverso dall'onnipresente arbiter litterarum: per la sua umanità, per la sua modestia, per la sua onestà.
Il suo nome è noto a miriadi di semplici lettori quotidiani prestigiosi, che apprezzano lo stile, l'universalità delle idee espresse nei suoi

Geno Pampaloni
(Roma, 25 novembre 1918 – Firenze, 17 gennaio 2001) è stato un giornalista e scrittore italiano.
Di genitori toscani (il padre, Agenore, da cui il suo nome “Geno”, era un grossista di olii che esercitava la sua attività a Grosseto) visse a Grosseto dal 1924 al 1939, diplomandosi al liceo classico. Successivamente studiò Lettere a Firenze (con Momigliano) e a Pisa dove si laureò nel 1943 con una tesi su Gabriele D’Annunzio. Partecipò alla guerra come ufficiale dell’esercito nel corpo di occupazione italiano in Corsica. Finita la guerra, riprese l’attività giornalistica, che era iniziata a Grosseto presso “Il Telegrafo”. Nell’estate del 1945 si trasferì a Milano dove lavorò come redattore per “Italia Libera”, quotidiano del Partito d’Azione. Chiuso il giornale per lo scioglimento del Partito, Pampaloni insegnò per due anni in una scuola di avviamento professionale a Borgosesia (Vercelli). In questo periodo (autunno 1946-48) iniziò anche la sua attività di critico letterario, collaborando al “Ponte” e a “Belfagor”. Nel novembre 1948 venne chiamato da Adriano Olivetti a dirigere la Biblioteca di fabbrica a Ivrea (Torino). Ben presto divenne uno dei suoi più stretti collaboratori, diresse il Centro culturale Olivetti e i Servizi culturali; ricoprì il ruolo di segretario generale del Movimento Comunità, collaborando alla rivista “Comunità”. Nel periodo 1957-58 fu direttore del settimanale “La via del Piemonte”. Su questo periodo della sua vita curiosi aneddoti circolano su Pampaloni: “Eminenza ligia” di Adriano Olivetti (secondo il modo di dire coniato da Egidio Bonfante); la sua figura a capo dell’Ufficio di Presidenza era così carismatica che “Olivetti S.p.a.” diventa “Se Pampaloni Acconsente”.  Dal 1959 al 1962 venne a Roma , diventando consulente della RAI per i programmi culturali (come “Conversazioni con i poeti” del secondo canale). Nel 1962 è a Firenze a dirigere la casa editrice Vallecchi, dove curò autori come Landolfi, Silone, Ortese, Fiore, Balducci. Nel 1967 iniziò a collaborare con il “Corriere della Sera”, in cui si intensificava la sua attività di critico (autore di saggi e prefazioni di Alvaro, Brancati, Cecchi, Noventa, Pavese, Svevo, Vittorini). Dopo dieci anni di intenso lavoro, Pampaloni lasciò la Vallecchi per dirigere l’ Edipem, casa editrice, rientrante nel gruppo De Agostini, da lui stesso fondata. Dal 1974 al 1993 fu critico letterario del “Giornale” del suo amico Indro Montanelli, che avrebbe seguito anche alla “Voce” . Durante questo periodo collaborò anche con altri quotidiani e riviste, come il “Tempo” e “Millelibri”.  Durante gli anni novanta collaborò alla “Stampa” e alla “Nazione”. Il 19 febbraio 1999 gli fu dedicata una giornata di festeggiamenti in occasione degli ottant’anni a Palazzo Vecchio a Firenze. Il 17 gennaio 2001 morì all’ospedale di Ponte a Niccheri.


 
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